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Economia, Manipolazione, Politica

I SEGRETI DELLA FEDERAL RESERVE Capitolo CINQUE – La casata Rothschild

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Il successo della cospirazione della Federal Reserve solleverà molte domande nella mente dei lettori che non hanno familiarità con la storia degli Stati Uniti, della finanza e del capitale. Come poteva il Kuhn, l’alleanza di Loeb-Morgan, per quanto potente fosse pensare che sarebbe stato capace di escogitare un piano che avrebbe portato l’intero flusso di denaro e di credito della gente degli Stati Uniti nelle loro mani e che questo piano sarebbe diventato legge dello Stato?

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La capacità di concepire e promulgare il “National Reserve Plan”, come il diretto risultato della spedizione della Jekill Island fu chiamato, arrivò facilmente nei poteri del Kuhn, l’alleanza Loeb-Morgan, secondo il seguente articolo del McClure’s Magazine dell’agosto 1911 intitolato: “I sette uomini” scritto da John Moody[1]:

«Sette uomini a Wall Street ora controllano la gran parte delle industrie fondamentali e delle risorse degli Stati Uniti. Tre di questi sette, J.O. Morgan, James J. Hill e George F. Baker, capo della First National Bank di New York appartengono al cosiddetto “Gruppo Morgan”. Quattro di loro, John D. e William Rockfeller, James Stillman, capo della National City Bank e Jacob H. Schiff della banca privata Kuhn, Loeb Company e della cosiddetta Standard Oil City Bank.. l’apparato centrale del capitale estende il suo controllo sugli Stati Uniti.. Questo processo non è soltanto logico dal punto di vista economico ma è ora praticamente automatico.»[2]

Perciò quello che è accaduto nel 1910, ovvero il complotto per prendere il controllo della valuta e del credito del popolo degli Stati Uniti, fu pianificato da gente che già controllava la maggioranza delle risorse del Paese. A John Moody apparve molto normale, se non automatico, che essi sviluppassero ulteriormente le loro operazioni.

Quello che Moody non sapeva, oppure non disse ai suoi lettori, fu che i più potenti uomini degli Stati Uniti erano a loro volta subordinati ad un potere superiore, straniero, che stava espandendo il suo controllo sulla giovane repubblica degli Stati Uniti sin dall’inizio della sua storia. Questo potere era il potere finanziario dell’ Inghilterra, incentrato nella branca londinese della casata dei Rothschild. Era un fatto certo che nel 1910 gli Stati Uniti d’America fossero per tutte le loro necessità pratiche strettamente nelle mani di banchieri fortemente presenti nell’ambiente Londinese.

Essi erano: J.P. Morgan Company, Brown Brothers Harriman, Warburg, Kuhn Loeb e  J. Henry Schroder.

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Tutti essi intrattenevano un forte legame con il casato dei Rothschild il quale esercitava il suo potere attraverso la manipolazione del valore dell’oro. Ogni giorno il prezzo mondiale dell’oro era deciso nell’ufficio londinese di N.M. Rothschild e Company.

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Nonostante queste ditte fossero palesemente americane e mantenevano non più che delle rappresentanze a Londra, era sicuro che esse pigliassero in realtà ordini da Londra. La loro storia è affascinante e sconosciuta al grande pubblico americano dato che originava dal traffico internazionale di oro, schiavi, diamanti ed altri contrabbandi. Non esistevano considerazioni di carattere morale nell’operatività di queste aziende. Erano soltanto interessate al denaro ed al potere.

I turisti oggi ammirano estasiati le magnifiche residenze dei veri ricchi di Newport, Rhode Island, senza rendersi conto che non solo questi “cottage” esistono in quanto mausolei del baronale desiderio dei milionari vittoriani ma anche che la loro erezione a Newport rappresentava il nostalgico memoriale delle immense fortune americane che ebbero origine in questa città quando essa era la capitale del traffico degli schiavi.

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Il traffico degli schiavi ebbe per secoli il suo quartier generale a Venezia fino al 17° secolo quando l’Inghilterra conquistò il dominio dei mari ed usò il suo potere per guadagnarsi il monopolio. Nel momento in cui le colonie americane furono istituite il loro popolo fiero ed indipendente, la maggior parte di cui non amava l’idea dello schiavismo scoprì con sorpresa che schiavi arrivavano in grande numero nei suoi porti.

Per molti anni Mewport fu la capitale di questo traffico disgustoso. William Ellery, l’esattore del porto di Newport disse nel 1791:

«.. è più facile che un Etiope cambi pelle piuttosto che un commerciante di Newport cambi i suoi affari così redditizi come quelli sugli schiavi.. per i fiacchi guadagni di qualunque altra attività.. »

John Quincy Adams[3] sottolineò nel suo diario a pagina 459:

«La prosperità di Newport fu prevalentemente dovuta al suo intenso impegno nel traffico degli schiavi».

La superiorità di J.P. Morgan e della ditta Brown nella finanza americana risale ai tempi dello sviluppo di Baltimora come capitale del traffico degli schiavi nel diciannovesimo secolo. Entrambe queste aziende nacquero a Baltimora, aprirono filiali a Londra, entrarono sotto il controllo della Casata dei Rothschild e ritornarono negli Stati Uniti ed aprirono filiali a New York fino a diventare il potere dominante non solo nella finanza ma anche nel governo. In tempi recenti posizioni chiave come il  Segretariato alla Difesa sono stati ricoperti da  Robert Lovett, partner of Brown Brothers Harriman, e Thomas S. Gates, partner di Drexel & Company, una società controllata dalla J.P. Morgan. L’attuale vice Presidente degli Stati Uniti[4], George Bush, è il figlio di Prescott Bush, un partner di Brown Brothers Harriman, per molti anni senatore eletto in Connecticut ed organizzatore finanziario della Columbia Broadcasting System di cui fu anche direttore per molti anni.

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John-Pierpont Morgan

Per capire perchè queste aziende fanno quello che fanno è necessario avere una certa conoscenza delle loro origini. Pochi americani sanno che la J.P. Morgan Company cominciò come George Peabody & Company.

George Peabody (1795-1869) nacque a South Danvers. Massachusetts, cominciò a fare affari a Georgetown, D.C. Nel 1814 sotto il nome di Peabody, Riggs & Company, trafficando con prodotti essiccati e operando nel Mercato degli Schiavi di Gergetown. Nel 1815, per stare più vicino alla fonte di approvvigionamento l’azienda si spostò a Baltimora ove operò sotto il nome di Peabody and Riggs dal 1815 al 1835. Peabody si trovò coinvolto progressivamente in affari che originavano da Londra e, nel 1835, aprì una filiale della George Peabody e Company proprio a Londra. Egli guadagnò una posizione di prestigio attraverso una consociata, anch’essa originaria di Baltimora che si stabilì a Liverpool, la Brown Brothers.

Alexander Brown arrivò a Baltimora nel 1801 e fondò quella che oggi è considerata la più vecchia banca degli Stati Uniti, ancora operante con la Brown Brothers Harriman di New York, Brown, la Shipley & Company of England e la Alex Brown & Son of Baltimore. Il potere dietro le quinte di queste banche è dimostrato dal fatto che Sir Montagu Norman, governatore della banca d’Inghilterra per molti anni, era un partner della Brown, Shipley and Company.[5]

Considerato il banchiere indipendente più potente del mondo, Sir Montagu Norman fu l’organizzatore delle “riunioni informali” fra i capi delle banche centrali mondiali nel 1927 che sfociò direttamente nel grande crack delle borse mondiali del 1929.

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Sir Montagu Norman

Presto dopo il suo arrivo a Londra George Peabody si stupì di essere chiamato a colloquio con il barone Nathan Mayer Rothschild. Senza mezze parole questi palesò che la maggioranza dell’aristocrazia londinese lo disdegnava e rifiutava i suoi inviti. Egli propose a Peabody di diventare, lui uomo di umili origini, il simbolo delle prossime chiacchiere dei salotti londinesi. Rothschild naturalmente lo avrebbe finanziato. Peabody accettò la proposta e presto divenne l’ospite più famoso della Londra bene. La sua festa privata del 4 Luglio, anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti dalla madrepatria inglese divenne molto popolare nell’aristocrazia londinese che lì si dilettava a beffeggiare la grettezza e la rozzezza di Rothschild non sapendo che ogni goccia del vino che beveva era pagata da lui.

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George Peabody

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Non può quindi sorprendere che il più popolare ospite di Londra sia diventato anche un uomo d’affari di grande successo, particolarmente se si tiene in conto che c’era Rothschild a supportarlo da dietro la scena. Peabody di solito operava con un capitale disponibile di 500.000 sterline e divenne molto astuto nei suoi affari transatlantici. Il suo rappresentante in america era la filiale bostoniana di Beebe, Morgan e Company capeggiata da Junius S. Morgan, padre di John Pierpont Morgan. Peabody, che mai si coniugò, non aveva nessuno che gli potesse succedere e quindi fu molto favorevolmente impressionato dall’alto e signorile Junius Morgan. Lo persuase ad associarsi a lui a Londra come socio della George Peabody e Company nel 1854. Nel 1860 John Pierpont Morgan fu assunto come apprendista per la ditta Duncan Sherman a New York. Ma non era portato per gli affari e, nel 1864, Junius Morgan ebbe ad offendersi parecchio siccome Duncan Sherman rifiutò di pigliare suo figlio come socio nella loro attività.

Egli prontamente escogitò una soluzione con uno dei capi degli impiegati della Duncan Sherman, Charles H. Dabney, lo persuase a fare società con il figlio costituendo per loro una nuova società, la Dabney Morgan e Company. Il Bankers Magazine del dicembre 1864 riporta la notizia che Peabody aveva chiuso i suoi conti presso la la Duncan Sherman e che era atteso che altre aziende lo avrebbero seguito sulla stessa strada. I conti di Peabody ovviamente andarono alla Dabney Morgan Company.

John Pierpont Morgan nacque nel 1837 durante il Primo Panico Monetario degli Stati Uniti. Essa fu provocata dalla casata Rothschild con cui successivamente Morgan divenne associato.

Nel 1836 il Presidente degli Stati Uniti Andrew Jackson, infuriato per la tattica dei banchieri che stavano tentando di persuaderlo a rinnovare la validità dello Statuto della Seconda Banca degli Stati Uniti, disse:

«Voi siete un covo di vipere. Ho intenzione di distruggervi e, per il Padreterno vi distruggerò. Se solo la gente sapesse l’assoluta iniquità del nostro sistema monetario e bancario ci sarebbe una rivoluzione prima di domattina».

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Andrew Jackson

Nonostante Nicholas Biddle fosse il Presidente della Banca degli Stati Uniti era risaputo che il Barone James Rothschild fosse il principale investitore di questa banca centrale. Nonostante Jackson avesse posto il veto al rinnovamento dello Statuto della Banca degli Stati Uniti egli probabilmente era all’oscuro del fatto che pochi mesi prima, nel 1835, la casata dei Rohtschild aveva consolidato una relazione con il Governo degli Stati Uniti soppiantando la Banca di Baring come agente finanziario del dipartimento di Stato il 1 gennaio del 1835.

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Barone James Rothschild

Henry Clews, famoso banchiere, nel suo libro intitolato: ”28 anni a Wall Street”[6] dichiara che il panico del 1837 fu congegnato perchè lo Statuto della Seconda Banca degli Stati Uniti era stato bocciato nel 1836. Non solo il Presidente Jackson ritirò tutti i fondi governativi dalla Seconda Banca degli Stati Uniti, ma depositò questi fondi, 10 milioni di dollari, in banche statali. L’immediato risultato secondo quanto ci scrive Clews fu che il Paese cominciò a godere di grande prosperità. L’improvvisa disponibilità di denaro liquido causò un immediata espansione dell’economia nazionale e così il Governo saldò l’intero debito pubblico, con un avanzo per il Tesoro di 50 milioni di dollari.

I finanzieri europei reagirono a questa situazione. Clews in futuro dichiarerà:

«Il panico monetario del 1837 fu aggravato dalla Banca d’Inghilterra quando ritirò in un solo giorno tutto il cartaceo connesso con gli Stati Uniti».

La Banca d’Inghilterra, naturalmente, era sinonimo di Barone Nathan Mayer Rothschild. Perchè la Banca d’Inghilterra ritirò tutto il cartaceo connesso con gli Stati Uniti, vale a dire rifiutarsi di accettare o scontare ogni garanzia, titolo, obbligazione o altro documento finanziario inerente gli Stati Uniti?

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Lo scopo di quest’azione era di creare un’immediato panico finanziario negli Stati Uniti, provocare una completa contrazione del credito, arrestare ulteriori emissione di azioni e obbligazioni e rovinare coloro che cercavano di trasformare i titoli del Tesoro americano in contanti. John Pierpont Morgan venne al mondo in questo scenario di panico finanziario. Suo nonno, Joseph Morgan era un capace allevatore che possedeva 106 acri di terreno (circa 43 ettari – n.d.c.) a Hartford, nel Connecticut. Successivamente aprì il City Hotel e l’Exchange Coffee Shop; poi, nel 1819 fu uno dei fondatori della Aetna Insurance Company.

George Peabody scoprì che aveva fatto una cosa valida selezionando Junius S. Morgan come suo successore. Morgan fu d’accordo di continuare la segreta relazione con N.M. Rothschild Company e presto espanse le sue attività acquistando grandi quantitativi di ferro per ferrovie per gli Stati Uniti. Fu il ferro di Peabody a costituire la maggior parte dei binari delle ferrovie americane dal 1860 al 1890. Nel 1864, pronto al pensionamento e a lasciare la sua impresa nelle mani di Morgan, Peabody permette il cambio di nome in Junius S. Morgan Company. La Morgan Company da allora in poi fu sempre guidata da Londra. John Piepont Morgan spese la maggior parte della sua vita a Londra nella magnifica villa di Prince’s Gate.

Uno dei più alti livelli degli affari condotti dalla joint-venture tra Rothschild e Peabody Company fu il Panico del 1857. Erano passati vent’anni dal Panico del 1837; la sua lezione era già stata dimenticata da orde di affamati investitori ansiosi di investire i loro profitti nell’emergente America.

Era il momento di spogliarli nuovamente. Il mercato borsistico agisce come le onde del mare che raggiungono una spiaggia. Queste onde spazzano via molte minuscole creature che vivono fino a quel punto grazie all’ossigeno ed all’acqua delle maree. Esse prosperano grazie alla “marea di benessere”. Successivamente l’onda, raggiunto un punto massimo sulla spiaggia, si ritira lasciandole a soffocare sulla sabbia asciutta. Un’altra onda può arrivare in tempo per salvarle ma questa verosimilmente non arriverà fino al punto di quelle precedenti cosicchè una parte di esse sarà condannata. Allo stesso modo, le onde del benessere, alimentate da nuova moneta immessa nel circolo economico, per un’improvvisa contrazione del credito lasciano gli ultimi arrivati a morire soffocati, senza alcuna speranza di salvezza.

Il libro “Corsaro. La vita di J. Pierpont Morgan”[7] ci dice che il Panico del 1857 fu causato dal collasso del mercato dei cereali e dall’improvvisa crisi dell’ Ohio Life and Trust, che comportò la perdita di 5 milioni di dollari. Con questo collasso altre 900 aziende americane fallirono. Significativamente [il libro] riporta che una, non solo sopravvisse, ma prosperò da quel disastro. Da “Corsaro” apprendiamo che la Banca d’Inghilterra prestò a George Peabody & Company cinque milioni di sterline durante il Panico del 1857. Winkler, nel suo libro: “Morgan the Magnificent”[8] racconta invece che la Banca d’Inghilterra anticipò a Peabody 1 milione di sterline, comunque una somma enorme a quei tempi, e equivalente ad attuali cento milioni di dollari di oggi [questo libro è piuttosto datato, occorrerebbe un nuovo aggiornamento di queste somme – n.d.c.], per salvare la sua impresa. Comunque sia, nessun’altra azienda a quel tempo ricevette alcun aiuto. La ragione ci è spiegata da Matthew Josephson nel suo libro: “The Robber Barons” (I Baroni ladri)[9]. Egli, a pagina 60 scrive:

«Per i suoi meriti conservatori e puritani George Peabody & Company, il vecchio ceppo grazie dal quale la casata dei Morgan si sviluppò, era famoso. Nel Panico del 1857, quando titoli di ogni genere vennero gettati sul mercato dagli investitori scoraggiati, Peabody ed il vecchio Morgan, disponendo di molto contante aggiottarono questi titoli a valore prossimo allo zero e realizzarono enormi guadagni successivamente quando la crisi si risolse..»

In questo modo, da numerose biografie di Morgan, la storia puo’ essere rimessa insieme. Dopo che il Panico era stato programmato, una società entrò sul mercato con un milione di sterline in contanti e comprò titoli dagli investitori in difficoltà a prezzi fallimentari, e più tardi rinvendette gli stessi titoli con enormi profitti. Questa società era la Morgan, e dietro c’era l’abile manovra del barone Nathan Mayer Rothschild. Questa coalizione rimase nascosta anche ai piùbeneinformati del mondo economico-finanziario di Londra e New York, nonostante Morgan occasionalmente apparve come agente finanziario in alcune operazioni dei Rothschild. Mentre la società Morgan si arricchiva rapidamente alla fine del 19° secolo, fino a dominare le finanze dell’intera Nazione, molti osservatori finanziari si stupirono per il fatto che invece i Rothschild sembravano come poco interessati di profittare dagli investimenti nella rapida crescita dell’economia Americana.

Fonte:http://www.signoraggio.com/signoraggio_jekyll_island_05.html

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Discussione

Un pensiero su “I SEGRETI DELLA FEDERAL RESERVE Capitolo CINQUE – La casata Rothschild

  1. Hi there, after reading this awesome paragraph i am as well happy to share my familiarity here with mates.

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    Pubblicato da colloquio in inglese | 23 dicembre 2016, 3:08

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