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GeoPolitica, Guerre, Manipolazione

Come si stava in Libia secondo l’Indice dello Sviluppo Umano dell’ONU. (Prima della rivoluzione del 2011)

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Si fa un gran parlare, nel trattare della guerra in Libia, delle presunte pessime condizioni in cui il popolo libico era costretto a vivere a causa delle scelte del rais Gheddafi. Decine di persone si riempiono la bocca con frasi che alludono a quanto si stava male a Tripoli, Bengasa e nelle altre città governate dal colonnello libico, parlando di regime estremamente autoritario, parlando di censure, di torture perpetrate dalle forze di polizia del regime, di divieto del dissenso, di aspetti di vario genere estremamente lontani dai nostri cari valori democratici che tanto ci piace esportare a suon di bombe. Ebbene, di questi discorsi la gente si riempie la bocca, riempie le pagine di giornali, blog e commenti, senza però fornire mai delle prove serie che possano testimoniare in modo schiacciante che hanno ragione. Sarebbe una cosa importante poter verificare certi discorsi, perché tale processo potrebbe permettere di cominciare magari a credere che i “ribelli” libici stiano effettivamente lottando per liberarsi di un regime che davvero odiano. Il fatto è che sono solo discorsi, e quindi credere ciecamente a chi li fa e poi li supporta è un po’ da ipocriti creduloni.

Come ho già scritto altre volte, di base serve tener di conto di una cosa: Gheddafi non sarà un santo, ma dipingerlo come il peggior governante presente al Mondo è solo funzionale a particolari interessi in gioco. Il problema più grande in questo come in altri contesti di guerra è riuscire a far credere alle persone quali siano i fatti reali e quali le informazioni da prendere ben più che con le molle. Per spiegare che la NATO e i ribelli stanno compiendo mattanze senza senso si potrebbero citare fonti libiche o giornalistiche vicine a ONG o ad agenzie freelance, ma potremmo incorrere nel problema di sempre, e cioè che i creduloni che attingono SOLO da fonti giornalistiche di regime (occidentale) avrebbero vita facile a tacciarci di complottismo e di chissà quante altre cose. Quindi cerchiamo un qualcosa che sia più credibile per tutti, più efficace per supportare certe tesi. Mi viene in aiuto, riallacciandomi al discorso iniziale, un video del giornalista Fulvio Grimaldi, che per parlare delle condizioni in cui viveva il popolo libico prima della guerra scoppiata a marzo per volontà degli occidentali e di quei libici che con loro hanno inteso fare “affari” tira in ballo un indice creato non da noi “complottisti”, ma addirittura dall’ONU.

Si tratta dell’ISU – Indice dello Sviluppo Umano. Analizzandolo all’interno del Rapporto sullo Sviluppo Umano del 2010 realizzato in Sede ONU (i dati sono reperibili ad esempio su Wikipedia, che li ha presi dai testi ONU) si può avere un’idea di come i Paesi del Mondo versassero in condizioni di “sviluppo” o meno nel 2010. Se contiamo che la guerra in Libia è iniziata a marzo 2011 e che il rapporto ONU è di novembre 2010, i dati raccolti vanno bene per fare un’analisi pressoché ottimale, dato che in quei tre mesi che separano la pubblicazione del testo e l’inizio del conflitto non si sono registrate particolari rivoluzioni nelle decisioni del governo libico. Tornando all’ISU (in inglese: HDI-Human Development Index), per capire a cosa serva basta spiegare su cosa si basa: partendo da dati annuali e stime elaborate in sede ONU, viene usato per capire l’indice di sviluppo di un Paese in questione, andando ad analizzarne il reddito pro capite, l’aspettativa di vita e l’istruzione. Ormai l’ISU viene considerato uno strumento standard attendibile e universalmente accettato. Attraverso di esso, l’ONU riesce a fornire stime per 169 Stati, di cui 168 membri della Nazioni Unite (in totale nel Mondo abbiamo 192 Paesi, chi non è presente nel rapporto è perché è manchevole di dati certi su cui fare le stime).

In base ai valori, che vanno da un minimo di “sotto 0,300” a un massimo di “sopra 0,900”, i Paesi sono classificati in 4 categorie: Indice di Sviluppo Umano molto alto (42 stati), alto (43 stati), medio (42 stati), e basso (42 stati). A guidare la classifica è la mitica Norvegia, con 0.938, seguita a ruota dall’Australia (0,937). Al 169esimo posto lo Zimbawe, con 0,140. Ebbene, a noi interessa in questa sede vedere come si piazza la Libia del colonnello Gheddafi. Dove dobbiamo aspettarci di trovarla? Se seguiamo i discorsi dei vari media occidentali dovremmo trovarla abbastanza in basso, visto che i libici si sono rivoltati perché volevano un cambio di regime, non potendone più del rais, no? Se la pensate così, il dato vi sorprenderà: il Paese libico si trova ad un buon 53esimo posto, con un ISU di 0,755. É dunque nella fascia “Alta“, e fa meglio, tra gli altri, di Russia, Brasile, Turchia, Ucraina eccetera eccetera. Il confronto però che più ci preme fare è con gli altri Paesi africani, per capire quanto davvero possa essere possibile che tutta questa rivolta possa esser partita per il non poterne più delle condizioni di vita in Libia. Ebbene, se cercate nella classifica ISU gli altri Paesi africani li troverete tutti messi peggio dello Stato del rais. Tutti, nessuno escluso.

Guardiamo una mappa del Mondo, tanto per orientarsi, in cui i Paesi sono colorati in base al proprio valore ISU. Quelli messi peggio sono tra il nero e il rosso. Giallo-arancione vuol dire stare su valori medi. I verdi, in ascesa di tonalità, rispecchiano un ISU buono fino a ottimo:

In che zona dell’Africa si trova la Libia, lo sapete tutti; e se non lo sapete ve lo dico io: la trovate in alto, lì affacciata sul Mediterraneo. Qui è tinta di verde, è quel Paese lì, quello dove NON si stava certo peggio rispetto a tutti gli altri Paesi africani e dove il popolo NON aveva alcun bisogno di fare una rivoluzione per liberarsi del regime. Scemi i libici o furbi gli occidentali a far partire la rivolta? Ai posteri l’ardua sentenza. Anzi, ai portafogli degli uni e degli altri, l’ardua sentenza.

Fonte

Vedi anche il video-documentario di Fulvio Grimaldi: “Maledetta Primavera”

Colpo di StATO in Libia

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