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Manipolazione, MASSONERIA, Mondo, Salute, Storia

Gender: quando ai bambini si insegnava che non si può cambiare il proprio genere

di Floriana Castro

Ad Angelina Jolie è stata affidato un delicato compito di ingegneria sociale sulla pelle della sua figlioletta Shiloh che come vedremo risulta essere già fallito. L’impegno “umanitario” di una star così popolare come Angelina Jolie significa molto per leNazioni Unite: è un aiuto ulteriore per narcotizzare la società mediaticamente traviata e ipnotizzata dagli imbonitori televisivi, privata ormai da una qualsiasi possibilità di reazione; una società che anziché rigettare tali diktat li assorbe passivamente. Angelina, infatti, in virtù della sua fama e dell’immesa ammirazione dei suoi fans, ha la possibilità di indirizzare l’ attenzione del pubblico in favore delle cause del NWO.
La Jolie è una delle principali figure di spicco della cultura mondialista: ambasciatrice dell’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr), abituata a tenere discorsi filantropici alle Nazioni Unite. La Jolie collabora regolarmente per l’UNICEF e persino per la “Clinton Foundation” di Bill Clinton. (clicca qui)

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La Jolie è una sostenitrice sfegatata di tutte le iniziative del NWO: come suo padre, l’attore John Voight,membro del CFR, è una fervente sostenitrice dello Stato di Israele; è attiva nel tutelare gli animali,opponendosi all’utilizzo di pellicce; partecipa regolarmente alla giornata mondiale dei profughi; si è dichiarata favorevole al matrimonio tra persone dello stesso sesso; insieme al marito Brad Pitt nel 2012 affermò che, in caso di matrimonio, avrebbe preferito sposarsi in uno Stato che consenta le unioni gay. Il loro matrimonio si è infatti celebrato in Francia, dove tali unioni sono permesse. La filantropa Jolie ha ricevuto molti riconoscimenti per le sue opere umanitarie, nel 2003 si è guadagnata il premio Citizen of the World Award, mentre nel 2007 ha ricevuto il Freedom Award, dallo stesso anno è divenuta membro dell’organizzazione Council on Foreign Relations. Impressionati dal suo interesse e dalla sua devozione per la causa, il 27 agosto 2001 a Ginevra, l’UNHCR la nominò Ambasciatrice di Buona Volontà. Le associazioni di cui fa parte la Jolie sono hanno tutte versato fiumi di milioni di dollari in sostegno alla macchina da guerra sovversiva LGBT.

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Sono i poteri forti sovranazionali che tengono in scacco i governi nazionali con il loro immenso potere economico: gruppi industriali globalizzati e grandi fondazioni come: Rockefeller, Bill Gates, Apple, IBM, Amazon, Nike, Disney, Planned Parethood, . Grandi ONG come Amnesty International, Greenpeace e soprattutto l’ONU con tutti i suoi organismi tra cui l’Unicef e Save the Children. Verso queste ONG- il cui losco operato è coperto da falsi intenti umanitari – si è realizzato silenziosamente un vero e propriotrasferimento di potere, formalizzato tra l’altro nella conferenza di Istanbul sull’ambiente del 1996 che le rese partner ufficiali e necessari per i governi nonostante sia evidente perseguano interessi personali e sfuggano anche al controllo di ogni responsabilità. (decine di colossi finanziari mondialisti sostegono LGBT)

La Jolie ha il compito di dimostrare che una femmina può essere educata come maschio in barba al suo sesso biologico. La cavia di tale esperimento è la figlia Shiloh, nata nel 2006. La bambina si vede fotografata vestita e acconciata come un maschietto già dal 2009 quando aveva soltanto 3 anni, viene chiamata John e invogliata a giocare con macchinette e altri giochi per maschietti. Con questo esperimento la Jolie ha ricevuto il plauso di tutte le maggiori riviste patinate del mondo, da Vanity Fair a Marie Claire a Grazia che celebrano tanta saggezza, tanta modernità e tanto altruismo nel volere assecondare quello che secondo la Jolie non sarebbe altro che il desiderio della figlioletta, che ricordiamo aveva soltanto 3 anni quando si ritrovò ad essere protagonista di questo ripugnante esperimento! Vanity Fair addirittura titola “La lezione di Angelina Jolie, che non cura Shiloh” , contrapponendo il suo esempio a quello di Roberto Maroni all’epoca del convegno sulla famiglia organizzato a Milano il 17 gennaio 2015 da Alleanza Cattolica. «Io non forzerò mai nessuno dei miei figli ad essere quello che non è”. afferma la Jolie “Con Brad la lasciamo libera. Noi rispettiamo le sue scelte». (clicca qui)

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In sostegno all’impegno della coppia Brangelina vengono anche pedagogisti del politically correct come Irene Biemmi, pedagogista all’università di Firenze: «Giocare con le bambole e vestirsi di rosa, insomma, non devono essere considerati passatempi frutto di predisposizioni innate, ma soltanto di un apprendimento». Nel sui libro, “Federica e Federico” , la Biemmi, ci regala delle vere e proprie perle di saggezza e modernità :” se gli adulti si battono per il diritto di sperimentare ciò che vogliono, perché i bambini non possono? I ruoli non si impongono, scambiarli è alla base di una crescita sana». Gli fa eco Graziella Priulla, docente all’università di Catania e autrice di “C’è differenza. Identità di genere e linguaggi: storie, corpi, immagini e parole” , in cui afferma: ” Basta invitare un figlio a riordinare la tavola, come fa la sorella, e si è sulla strada giusta»(clicca qui)

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Peccato che Jolie e company ignorino il totale fallimento dell’antesignano e primo teorico dell’educazione al gender, l’endocrinologo John Money. Money per chi non lo sapesse iniziò ad intervenire operando bambini ermafroditi. Oltre ad essere uno dei primi a legittimare la pedofilia, fu il l’ideatore della gender identity, basata sull’idea che l’identità di una persona non si fonda sui dati biologici della nascita, ma sugli influssi culturali e l’ambiente in cui cresce.

Il caso più famoso ed eclatante della follia di tale ideologia lo dimostrò a caro prezzo il piccolo Bruce Reimer (Canada, 1966) alla quale durante un banale intervento di circoncisione per un incredibile errore, il suo pene fu bruciato; si staccò a pezzetti e sparì completamente.

I genitori, disperati, dopo una serie di consulti medici, si affidarono a John Money, un medico che avevano sentito parlare alla tv dei miracoli della «riassegnazione sessuale» Bruce era, infatti, la cavia che egli attendeva per dimostrare la bontà delle sue teorie. Un piccolo maschio senza pene, da trasformare in una bambina.

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Money gli amputò il pene e consigliò ai genitori di crescere il piccolo come Brenda. Fu educato come la femminuccia e costretto a prendere ormoni per sviluppare attributi femminili.. Il piccolo Bruce/Brenda sin da subito mostrava tendenze tipicamente maschili: faceva pipì in piedi, si rifiutava di giocare con le bambole; continuava a comportarsi «come un maschiaccio», difendeva il fratello nelle zuffe. I genitori, frustrati dal comportamento della bambina, cercavano in tutti i modi di applicare i consigli di Money. Giravano nudi per casa, frequentavano campi nudisti, facevano pressioni sulla piccola perché assumesse atteggiamenti femminili. Tutto ciò li portò all’esaurimento: la mamma di Bruce/Brenda tentò il suicidio, il papà iniziò a bere. Money, intanto, pubblicò un nuovo libro di successo (Sexual Signatures) in cui tornò a parlare di Brenda, che «stava attraversando felicemente l’infanzia come una vera femmina».

Una volta diventato adolescente, Bruce cominciò ad innamorarsi di altre ragazzine, ad avere una fortissima crisi di identità e a girare da uno psicologo all’altro e a tentare più volte il suicidio. All’apice della sua depressione il padre gli confidò che egli era in realtà un maschio. Bruce/ Brenda dopo aver cercato di ritornare al suo sesso naturale e a quella che sarebbe stata la sua vita da uomo, facendosi amputare i seni, e cambiando nuovamente nome, arrivò persino a sposarsi con una giovane.bruce-brenda-e-david-colapinto-san-paoloMa il combattimento interiore non gli dava tregua: il duello tra la sua reale natura maschile e l’educazione femminile che aveva ricevuto continuava a devastarlo. La tragedia familiare dei Reimer distrusse psicologicamente l’intera famiglia, il suo fratello gemello Bryan si suicidò. Bruce/ Brenda non resse a quest’ulteriore dolore di cui si sentiva anche responsabile. Il 4 maggio 2004 guidò fino a un parcheggio desolato e si sparò un colpo di fucile alla testa. Aveva 38 anni. Prima di morire, lo sfortunato Reimer avvertì sull’assurdità e la pericolosità dell’ideologia di genere facendolo mettere per iscritto nel libro “As Nature Madre Him” di John Colapinto. «La sua prima domanda non fu come o perché i genitori potessero avere preso una simile decisione, né come potesse essere accaduto un incidente di circoncisione così devastante. Lei chiese invece il suo nome di nascita. Chiese, in effetti, Chi sono?». (clicca qui)
La clinica per l’identità sessuale di Money della Johns Hopkins a partire dalla sua fondazione nel 1966, fu chiusa. Nessuna delle cavie ne aveva tratto giovamento.

QUANDO I MANGA INSEGNAVANO CHE MUTARE IL PROPRIO SESSO BIOLOGICO E’ IMPOSSIBILE

Chi di voi non ricorda Lady Oscar? Il manga giapponese del 1971 che fu  trasposto anche in una serie televisiva anime, a partire dal 1982. Molti giovanissimi di oggi forse non ricorderanno la trama. Lady Oscar infatti contiene un messaggio che oggi, con i tempi che corrono potrebbe essere considerato politicamente scorretto. E’ forse per questo che da diversi anni non viene più riproposto in TV, essendo parecchio in contrasto con i libri gender dal titolo“maschio o femmina”, “piccolo uovo” ; “nessuno è perfetto” ecc. Libri che insegnano ai fanciulli fin dalla tenerissima età che il sesso biologico è scisso dal genere psicologico e che ognuno è libero di scegliere e cambiare il proprio genere di appartenenza in base a come si sente, e che addirittura un fanciullo/a può essere benissimo educato ad essere sia maschio che femmina indipendentemente dalla sua natura.
Ci troviamo nella Francia del 1755, quando nasce Oscar. Sullo sfondo troviamo ormai il preludio che porterà alla Rivoluzione Francese. Non esamineremo il contesto storico, ma soltanto l’aspetto psicologico e sessuale della protagonista. Nella versione fumetto si fa più spesso allusione alla bisessualità di Oscar,  non per niente è una delle beniamine di gay, lesbiche e transessuali, che la considerano -molto erroneamente- un’icona gay.  (il sito culuragay). In realtà risulta ovvio che la sua NON innata ambiguità sessuale deriva solo da condizionamenti esterni e dalla convinzione di essere maschio che le è stata inculcata. Pertanto Lady Oscar non può essere definita un’icona gay, ma un tragico esperimento fallito di indottrinamento all’ideologia di genere. La  versione televisiva destinata ai più piccoli, ammorbidisce questo aspetto scabroso della sua personalità, e la conseguenza della sua educazione maschile, soffermandosi più sull’amore per il conte di Fersen e successivamente per Andrè.
Nel 1755 l’ormai anziano generale De Jarjais dopo ormai numerose nascite di figlie femmine si ritrova ad essere nuovamente padre di una bambina. Deluso e sconfortato dal mancato dono di un figlio maschio decide di allevare la bambina come un ragazzo e di chiamarla Oscar usando pronomi e aggettivi maschili quando si riferisce a lei. La bambina sarà l’erede del generale e sin dalla sua prima infanzia viene convinta di essere un maschio ed educata all’arte della guerra e della spada. Al suo fianco viene postoAndrè Grandier, suo coetaneo non nobile, nipote della governante, che sarà l’unico a riconoscere la sua femmnilità al contario di tutti che vedranno in Oscar un vero e proprio ragazzo.“Quello che voglio non è un compagno di giochi, ma di spada”. (Oscar ad Andrè)
Nel 1769, il re di Francia Luigi XV propone al generale De Jarjais la possibilità per Oscar di diventare capitano delle guardie di sua maestà per proteggere da vicino la principessa Maria Antonietta d’Austriache si apprestava a recarsi in Francia per sposare il delfino Luigi che diventerà in seguito l’ultimo re di Francia Luigi XVI.

Il tormento interiore di Oscar si intensifica a partire da questo evento. Da qui innanzi infatti la sua ambiguità sessuale viene risaltata ancora maggiormente. L’androgina Oscar non può far altro che accettare l’incarico e si ritrova a doversi confrontare con la personalità delle dame e della principessa, la cui frivolezza e chiacchiera superflua la convincono sempre più di essere diversa da loro, Oscar è taciturna, altera e malinconica, non esterna mai le sue pulsioni e i suoi sentimenti femminili. Esplode spesso in stizze di rabbia e a volte che in zuffe con Andrè che sarà l’unico che rimarrà sempre al suo fianco. Per tutti l’esperimento del generale De Jarjais nel voler trasformare una femmina in un maschio sembra riuscito. Il capitano Oscar sfila altera nei corridoi della reggia di Versailles circondata degli sguardi e dalla curiosità di cortigiani e cortigiane. Il suo fascino turba sia donne che uomini e soprattutto urll’orfana Rosalie, una ragazza che Oscar aveva salvato dalla strada che si invaghisce dell’androgina comandante delle guardie reali che gode nell’alimentare la fantasia erotica della giovane.
Oscar sembra ormai rassegnata alla sua vita da uomofino a quando si innamora del conte svedese Hans Axel di Fersen che invece è innamorato di Maria Antonietta, nel frattempo è diventata regina di Francia. Con il conte di Fersen, Oscar costruirà una profonda amicizia, ma il conte scoprirà che Oscar è una donna solo dopo un grave incidente da cavallo. Oscar sa bene che il conte non potrà mai vedere in lei nient’altro se non un grande amico, che spesso le ripete: “ mi chiedo perchè Dio vi abbia fatto nascere donna” . Da qui il combattimento tra la sua natura femminile e la sua educazione maschile diventa sempre più virulento. Oscar non sa chi è; si rende conto di non essere un uomo e di non essere nemmeno una donna, dato che è incapacitata a mostrare il suo lato femminile di cui nessuno -se non Andrè- sembra accorgersene. Andrè la ama sin da quando era bambino e la condizione di Oscar anche per lui sarà fonte di grande sofferenza.lady oscar e maria antonietta
Fersen, l’uomo che Oscar amava, nel frattempo dopo essere fuggito da Maria Antonietta di cui era innamorato torna in Francia per stare vicino alla regina che da qui innanzi si ritroverà sempre più a dover soffrire l’esplosione dell’odio popolare nei confronti dell’aristocrazia e della famiglia reale. Oscar questa volta sembra voler far di tutto per conquistare il bellissimo conte svedese, decide persino di andare a corte vestita, truccata e acconciata come una donna per conquistare Fersen, che non riconoscendola all’inizio la invita a danzare, ma una volta reososi conto che la bellissima dama altro non era che “il suo migliore amico Oscar” si stupisce, che Oscar nonostante la sua apparenza potesse celare un cuore di donna. Fersen non potrà mai ricambiare i suoi sentimenti, perciò decide di allontanarla. Dopo quest’ennesimo dolore, dovuto all’impossibilità di Oscar di vivere serenamente la sua femminilità, decide di lasciare la reggia di Versailles e le guardie reali per fuggire da Fersen e dalla regina Maria Antonietta che Fersen amava.
Riceve quindi l’incarico di comandante della Guardia Nazionale. Da qui innanzi, Oscar si ritroverà a gestire degli uomini molto diversi dalle guardie reali. I soldati della guardia nazionale sono rozzi, aggressivi, arruolatisi solo per indigenza ed estremamente riluttanti nell’ eseguire gli ordini di una donna. Il padre di Oscar, il generale Jarjais ormai vicino alla morte si rende conto dell’utopia che aveva inseguito per anni nell’aver allevato la figlia come un uomo; si rende conto dell’assurdità di tale decisione e dalla confusione e il tormento interiore che Oscar ha patito durante tutta la sua vita a causa del suo egoismo. Alchè la supplica piangendo di cancellare il passato e di decidersi a vivere come una dama abbandonando per sempre la vita maschile alla quale egli l’aveva indirizzata, ma Oscar gli risponde di non saper vedere un futuro diverso dal suo passato e nonostante la consapevolezza di essere biologicamente donna, l’educazione che ha ricevuto le impedisce di poter vivere diversamente e di sentirsi più uomo che donna.
Soprattutto adesso dopo la delusione con il conte di Fersen Oscar decide di evidenziare ulteriormente la sua mascolinità e di debellare completamente la sua natura biologica, che secondo lei è responsabile di tutta la sua infelicità.

Come prima cosa liquida Andrè dal suo ruolo di attendente, dal momento che ha deciso di vivere come un uomo più che mai non avrà più bisogno del suo aiuto.

urlAndrè, ferito dall’orgoglio di Oscar, dopo tanti anni trova finalmente il coraggio di cosa sente per lei e le grida i suoi sentimenti, di cui lei non si era mai resa conto, quindi, la afferra, la bacia e la scaraventa sul letto. Oscar si ritrova spiazzata dalla foga di Andrè e in lacrime gli chiede di non umiliarla. (guarda la scena)Andrè, tornato in sè le chiede perdono per questo eccesso di passione e le dice una frase che dovremmo ripetere a tutti i teorici dell’ideologia di genere:

“ una rosa è sempre una rosa che essa sia bianca o rossa. Una rosa non potrà mai essere un lillà. Lo stesso vale per te, non potrai mai cancellare di essere nata donna”.

Nonostante la caparbietà di Oscar, Andrè decide di seguirla ugualmente arruolandosi tra i soldati della guardia con il grande disappunto di lei. Ma questa nuova vita che avrebbe dovuto condurre Oscar verso la mascolinità più completa la conduce invece a ritrovare se stessa e a rendersi conto di ricambiare finalmente i sentimenti di Andrè,  l’unico che aveva saputo vedere da sempre in lei quello che era in realtà: una donna da amare.

“Lo so… che posso muovermi come voglio perché… tu mi segui sempre come un’ombra. Io da sola… non so fare nulla. (Oscar ad Andrè)

Finalmente Oscar, dopo aver mandato una lettere di addio al padre e al suo passato, si sente libera e felice per la prima volta nella sua vita e decide di abbandonare l’uniforme per sposarsi con Andrè una volta terminata la rivoluzione. Ma questa gioia non durerà tanto, infatti Andrè viene ucciso alla vigilia della presa della Bastiglia e durante tutta la notte Oscar vagando tra le strade di una Parigi infuocata dal caos della rivoluzione, in preda alla disperazione più totale non può far altro che pensare a quanto sarebbe stata felice se avesse avuto la possibilità di vivere la sua natura di donna e vivere liberamente la sua storia d’amore con Andrè.

“Avrei potuto amarti già da molti anni, ma, mi sono resa conto di chi ero troppo tardi, se me ne fossi resa conto prima avremmo potuto vivere momenti indimenticabili insieme. E’ questo che mi fa star male, che mi fa sentire terribilmente male!”

La serie si conclude con l’uccisione di Oscar il 14 Luglio 1789. Tragica fine, ma se non altro prima di morire aveva già ritrovato sè stessa; non finisce col suicidarsi come Bruce Reimer, ma del resto la storia di Lady Oscar è pur sempre un fumetto, un po’ troppo ottimista secondo noi, dato che  la realtà ci mostra che non è così facile sradicare un indottrinamento così mirato e strumentale.
sant antonio abateForse, gli autori di Lady Oscar ispirati dai primi fallimenti dell’ideologia gender hanno voluto donare all’infanzia, (ma non solo) un messaggio ben preciso; messaggio che gli attuali autori di libri gender per bambini sembrano ignorare completamente. Chissà se anche la Jolie come tutte le sue fans divoratrici di rotocalchi rosa che decideranno di imitarla un giorno si ritroveranno a piangere le lacrime amare che verserà dopo molti anni il generale De Jarjais, una volta resosi conto dei danni che il suo egoismo ha portato alla figlia.
E che dire della testimonianza reale e cruda dei gemelli Reimer? Testimonianze che ci avvertono sulla follia dell’ ideologia di genere: una follia destinata a fallire contro la potenza della natura che tutto domina, tutto governa e tutto travolgerà. Spero solo che le conseguenze di questi insensati esperimenti di ingegneria sociale sulla pelle degli indifesi non li paghino migliaia di esseri umani. “Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro” diceva Chesterton, aveva ragione da vendere!

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