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TERRORISMO MEDIATICO (Ad usum Delphini )

la società mediatica moderna di oggi, strumentalizza Il terrorismo (e non solo) a proprio vantaggio. Tutte le potenzialità della società dell’informazione, furono “profetizzate” dal professore, sociologo e scrittore, già più trent’anni fa, Marshall McLuhan, autore di diversi libri tra cui “Il villaggio globale”.

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Egli affermava: “Senza comunicazione non vi sarebbe terrorismo”.

Quando McLuhan esprimeva questi suoi pensieri non esisteva ancora internet, non esistevano i mass media, la rete globale dell’informazione era in una fase iniziale rispetto a oggi. Nato a Edmonton (Alberta, Canada) il 21 luglio 1911. I suoi interessamenti per i mass media ne avviano la notorietà di “Profeta dell’era elettronica”, notorietà che egli accresce e rinsalda, oltre che con i suoi scritti, fondando e dirigendo nel 1953-55 un suo Center for Culture and Technology, dirigendo nel 1959-60 un “Progetto di studi sui mass media”, affidatogli dall’U.S. Office of Education e dalla National Association of Educational Broadcasters.

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Nel 1972 viene nominato Consultore della Pontificia Commissione per le Comunicazioni Sociali. Lo studioso morì a Toronto e sulla sua lapide è ben visibile il messaggio evangelico “La verità vi farà liberi”. Naturalmente è scritto in caratteri digitali. La crescente “spettacolarizzazione” del terrorismo, con riferimento alle sue dinamiche, alle sue tecniche e ai suoi obiettivi diventa, nel tempo, una sorta di format televisivo a disposizione del pubblico. Un esempio rappresentativo e chiarificatoro: l’11 settembre 2001, il giorno in cui si consumò quello che è stato definito “l’evento assoluto”. L’attacco alle Torri Gemelle e al Pentagono è stato il più grave attentato terroristico della storia, quanto a numero di morti, tuttavia le conseguenze politiche e sociali innescate sono immensamente più vaste, drammatiche e durevoli.

Secondo Umberto Eco, sin dalla nascita dei grandi circuiti dell’informazione, gesto simbolico e trasmissione delle notizie sono diventati fratelli gemelli:
l’industria delle notizie ha bisogno di gesti eccezionali per da loro visibilità e ricevere in cambio consenso di pubblico, mentre i produttori di “contents terroristici” hanno bisogno dell’industria della notizia, che dà senso alla e la medesima visibilità alla loro azione e alla loro causa.

L’altro aspetto connesso alla relazione dialogica comunicazione-terrorismo è dato dalla tendenza manipolativa di questa stessa relazione. Karl Popper, e in Italia Giovanni Sartori, hanno messo in guardia sulla funzione negativa della televisione, in particolare sul rischio che la tv offra un ‘immagine mistificata e faziosa degli eventi.

A questo proposito vedi (LA VERITA’ DEI MASS-MEDIA, NASCITA E TECNICHE DI MANIPOLAZIONE MENTALE. [Liberarsi dall’inganno]).

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I media amplificano Il terrorismo, lo amplificano secondo i loro intenti per agevolare i piani dei governi. Per esempio dopo 11 settembre il Congresso Usa e G. Bush istituirono il Patriot Act, una legislazione antiterrorismo che (con la scusa di quest’ultimo) impone limitazione della libertà personale. Per esempio: Il governo può condurre segretamente indagini tramite suoi agenti, abilitati a entrare nelle abitazioni private o nella aziende per condurre perquisizioni senza informare fino a molto tempo dopo il fatto.

Un attentato, grazie ai mass media, diventa una psicosi, (vedi STRAGE MONACO: Contagio psichico su una identità malata di multiculturalismo.basta vedere i recenti attentati in Francia o l’ultimo a Monaco in Germania. Dove si attiva un allarmismo di massa, e dunque si da già per scontato che sia un attentato di matrice islamica ovviamente.
Gli opinionisti si scatenano, nei vari NEWS-24, con frasi tipiche allarmiste: sono ovunque, possono colpire in qualunque momento, l’intelligence è impreparata. E ancora parole come: “PAURA”, “ATTACCO TERRORISTA”, sono diventati pane quotidiano, col solo fine di indurci ad accettare le loro regole.

Dovremo piuttosto capire il contagio psichico dei MEDIA, che diffondono spaventosamente, irresponsabilmente, con la loro voce infinita, autoritaria e spesso arrogante.

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A questo proposito Marshall McLuhan afferma che è importante studiare i media non tanto in base ai contenuti che veicolano, ma in base ai criteri strutturali con cui organizzano la comunicazione.

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McLuhan in un’intervista rilasciata a Gino Fantuzzi per il quotidiano Il Tempo, in data 19 febbraio 1978 dichiarò:

“Senza comunicazione non vi sarebbe terrorismo. Potrebbero esservi le bombe, potrebbe esserci l’hardware, ma il nuovo terrorismo è software, è elettronica. Perciò senza elettronica, niente terrorismo. In altre parole, i terroristi adoperano questa gigantesca arma che è l’elettronica, la quale poi è un’arma pubblica, è l’estensione dell’uomo. La prima cosa che una persona saggia dovrebbe fare mentre imperversa questa guerra, sarebbe quella di tirare via la spina, spegnere la luce, tagliare il circuito. Il fenomeno del terrorismo non è ben capito perché non sono studiati i media. Non si può vivere con l’elettricità e preservare la nostra civiltà, la nostra cultura.

Emerge chiaramente che l’informazione riveste un ruolo nevralgico nella società, che correlata alla narrazione e alla descrizione di un’evento terroristico incide pesantemente sull’opinione pubblica, influenzando i propri lettori attraverso un forte senso di tensione. 

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Cosa potremo fare? la soluzione migliore sarebbe prendere alla lettera le parole di McLuhan, specie questa, la più facile: “La prima cosa che una persona saggia dovrebbe fare mentre imperversa questa guerra, sarebbe quella di tirare via la spina, spegnere la luce, tagliare il circuito”.
Certo nell’era in cui viviamo oggi dove il mondo è diventato si un “villaggio globale”, metafora per intendere come l’evoluzione dei mass media, la velocità in tempo reale, le distanze tra un paese e l’altro ci permettono comunicazioni in tempo reale anche a grandi distanze. Quindi il mondo ci sembra più piccolo e ha assunto di conseguenza l’aspetto di un villaggio.

Oltre a staccare la spina cerchiamo di capire, di studiare il fenomeno mass mediatico, rendiamoci conto di quanto influente sia nella nostra vita, nella psicosi comune….e già un buon inizio.

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