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MORTO ERNST NOLTE, STORICO TEDESCO CHE VIDE NELLA SHOAH UNA REPLICA AL GULAG

Scomparso lo studioso al centro di molte polemiche per la sua idea di un nesso causale tra i crimini bolscevichi e quelli nazisti. Molto discussi anche i suoi giudizi del sionismo

di ANTONIO CARIOTI

Storico Nolt bolscevismo, nazismo e sionismo.

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Pochi studiosi, nella seconda metà del XX secolo, hanno suscitato con le loro opere un clamore paragonabile a quello provocato dallo storico tedesco Ernst Nolte, scomparso all’età di 93 anni. Uomo di idee conservatrici e patriottiche, esentato dal servizio militare durante la Seconda guerra mondiale per problemi fisici, aveva dedicato gran parte del suo impegno intellettuale allo sforzo di normalizzare la storia della Germania, liberandola dall’ombra del «male assoluto» che incombe su di essa per via dei crimini compiuti dal Terzo Reich.

Nolte considerava sbagliato presentare il nazionalsocialismo hitleriano come un’entità quasi demoniaca: si trattava comunque a suo avviso di un fenomeno storico, da analizzare e capire inserendolo nel contesto novecentesco. Solo che, secondo i suoi critici, la ricerca di una spiegazione si era spesso spinta, nel lavoro di Nolte, ai limiti della giustificazione.

Per la verità la prima grande opera dello storico tedesco, uscita nel 1963 è tradotta in italiano da Sugar nel 1966 con il titolo I tre volti del fascismo, non aveva provocato polemiche. L’autore classificava il fascismo italiano e il nazismo tedesco come espressioni di una stessa matrice, anche se riconosceva il carattere più radicale del secondo, e li collegava all’Action Française del monarchico antisemita Charles Maurras: tutte forme, a suo parere, di rivolta contro l’universalismo democratico e socialista in nome di forti richiami identitari. Il fatto che apparentasse strettamente fascismo e nazismo, collegandoli per giunta a un ceppo reazionario e controrivoluzionario francese, lo allontanava dai teorici del totalitarismo, tendenti piuttosto a ricercare analogie tra i regimi di Stalin e Hitler.

Nel 1986 però Nolte spinse più avanti la sua interpretazione con un intervento giornalistico, intitolato Un passato che non vuole passare, destinato a provocare un putiferio, in particolare là dove l’autore affermava che la Shoah era stata una risposta ai delitti del bolscevismo, perché se Hitler non avesse percepito una minaccia di annientamento proveniente dall’Urss, dove intere classi sociali erano state liquidate in nome di un disegno rivoluzionario universalista, non avrebbe a sua volta messo in atto lo sterminio degli ebrei, da lui considerati i promotori e i manovratori dell’assetto politico sorto dalla rivoluzione d’Ottobre.

Tra i più aspri nel reagire alle tesi di Nolte ci fu il filosofo Jurgen Habermas, che le condannò come un tentativo indebito di relativizzare l’Olocausto e di minare le basi su cui era stata ricostruita la convivenza civile nella Germania postbellica. E le dispute non si placarono certo quando Nolte espose in modo più ampio e approfondito la sua visione nel libro del 1987 La guerra civile europea 1917-1945, tradotto inizialmente in Italia con il titoloNazionalsocialismo e bolscevismo (Sansoni, 1989) e riproposto poi con quello originale.

Il paragone tra il Terzo Reich e l’Urss staliniana era stato avanzato più volte, da Elie Halévy, Hannah Arendt e altri, ma l’esistenza di un nesso causale tra il Gulag e Auschwitz era e rimane il punto più originale e controverso della ricostruzione di Nolte, reso ancor più problematico dalle posizioni anti-israeliane dell’autore, che in alcuni successivi interventi non aveva esitato a porre in relazione, in modo a dir poco discutibile, bolscevismo, nazismo e sionismo. Senza contare che far cominciare la guerra civile europea dal 1917, quindi dalla rivoluzione russa, finisce per sminuire l’importanza del primo conflitto mondiale (senza il quale Lenin non avrebbe mai preso il potere), quindi per alleviare il peso della responsabilità gravante sulle classi dirigenti che tre anni prima, nel 1914, non avevano saputo evitare il ricorso alle armi.

Se a questo si somma il suo atteggiamento a volte ambiguo verso il negazionismo, si capisce come mai Nolte abbia terminato la sua parabola di studioso in una condizione di isolamento, nonostante i riconoscimenti ricevuti nel passato e l’indubbio valore scientifico dei contributi da lui prodotti. Il suo intento di comprendere il nazismo e la Shoah sul piano storico-filosofico era condivisibile, ma lo aveva condotto su un terreno irto d’insidie, alle quali non sempre era riuscito a sottrarsi.

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