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Europa, Guerre, Politica, Storia

ALL’OMBRA DELL’OLOCAUSTO di Yosef Grodzinsky

All’ombra dell’Olocausto. La lotta tra ebrei e sionisti all’indomani della seconda guerra mondiale

 

Prima dell’Olocausto, il sionismo non raccoglieva il consenso della maggioranza degli ebrei, ma persino dopo il genocidio di molti milioni di noi, poté godere solo di un sostegno ambiguo. Benché a una gran parte della nostra gente sia stato insegnato che i sopravvissuti dell’Olocausto, raccolti nei campi profughi DP, non anelavano che di raggiungere la Terra d’Israele per ricostruirsi una nuova vita, ora di contro emerge che, sebbene molti di quei superstiti fossero a favore della creazione di uno Stato ebraico, la maggior parte di loro alla fine non lo scelse per viverci. Molti attivisti sionisti ritenevano di conoscere quale fosse l’interesse dei sopravvissuti meglio di loro stessi e così li manipolarono e, in certi casi, li costrinsero a venire in Palestina e prestare servizio nell’esercito… La natura intimamente viziata del Sionismo non è una ragione sufficiente per scartare la sua idea di base, secondo cui il popolo ebraico merita, come qualsiasi altro, uno Stato nazionale… Molti di noi, che amano Israele, stanno sempre più disperando che l’attuale governo possa riuscire a far proprio il fondamentale rispetto dei diritti umani del popolo palestinese, rispetto che il mondo esige da uno Stato che pretende di far parte della famiglia delle nazioni. Sappiamo che Israele ha smarrito la strada e ha bisogno di un’irrinunciabile trasformazione. dall’introduzione di Rabbi Michael Lerner

Yosef Grodzinsky insegna Psicologia all’Università di Tel Aviv e Neurolinguistica alla McGill University. Di questo libro, originariamente intitolato “Un buon materiale umano” (chomer ‘enoshi tov), è uscita un’edizione ebraica (1998) e un’ edizione inglese (2004).

allombra-dellolocausto

In copertina: fronte – sopravvissuti dell’Olocausto all’ingresso della Hebrew Immgration Aid Society (HIAS), New York 1946-1947 (Museo della Diaspora, Tel Aviv); retro – certificato  migratorio per la Palestina emesso dall’ufficio dell’Agenzia Ebraica di Varsavia nel 1938, intestato al padre dell’autore del presente libro, che in questo modo poté lasciare la Polonia prima della guerra.

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Questo libro fa luce sui piani occulti sionisti, sui suoi obiettivi principali: riempire la Palestina, anche con la forza! Infatti l’autore, professore ebreo Yosef Grodzinsky, dimostra attraverso documenti d’archivio, come il sionismo abbia come scopo primario, quello politico. Dopo la fine della II Guerra Mondiale in Germania gli alleati vincitori devono fare i conti con milioni di sfollati in condizioni pietose. Manca tutto: cibo, acqua, vestiari ecc. I sionisti si adoperano con un gioco di squadra e una determinazione impressionante: organizzazioni umanitarie ebraiche, supporto generale, istruzione e propaganda; tutto mirato per convincere i sopravvisuti a migrare e (sopratutto) riempire la Palestina. I campi di concentramento erano diventati campi di addestramento, l’imperativo era “sionizzare” gli ebrei anche con la violenza, non mancavano le battaglie interne tra vari gruppi politici ebrei. Il lettore più accorto si renderà conto che la propaganda sionista è passata dai campi ebraici a l’intero Occidente…

✱✱✱✱✱✱✱✱✱✱

I sionisti seguivano la massima di Ben-Gurion: “l’essenza del sionismo è un’impresa di insediamento popolare Eretz Israel (Terra di Israele) con una moltidune di ebrei”. Per questo serviva chomer ‘enoshi tov (un “buon materiale umano”, una frase che gli attivisti sionisti usavano spesso). Convincere gli ebrei a sdradicarsi dai loro paesi e spostarsi in Palestina si dimostro un’impresa formidabile: quando vivono bene, le persono tendono a vivere dove sono. I candidati all’immigrazione in Palestina, quindi, non potevano che essere gli ebrei con una vita difficile. I profughi ebrei scampati all’Olocausto e ammassati nei campi DP (splaced persons, più semplicemente profugo o rifugiato n.d.a) in condizioni miserabili, divennero la riserva umana di una grande immigrazione potenziale. E per questo furono obiettivo prioritario dei sionisti, che programmarono di trasferire in Palestina l’intera popolazione dei campi DP.

All’ombra dell’Olocausto di Yosef Grodzinsky tratto, da pag.24 (grassetto mio)

La commissione ascoltò anche ebrei che si opponevano al sionismo; comparve persino Albert Einstein, che rimproverò l’impero brittanico di aver provocato conflittualità nei paesi sotto il loro dominio. Con costernazione da parte degli ebrei, Einstein criticò il concetto stesso di uno Stato e continuò commentando l’irrilevanza di una futura maggioranza ebraica in Palestina.

All’ombra dell’Olocausto di Yosef Grodzinsky tratto, da pag.141

 

archivi

Parte degli Archivi

 

La terribile situazione nei campi indusse un funzionario superiore del JDC, (American Jewish Joint Distribution Committee) Leo Srole, a rassegnare le dimissioni. L’affolamento era tanto estremo quanto la sensazione di incertezza. La precaria esistenza dei profughi, tuttavia, tornava utile agli scopi dei sionisti. Ben-Gurion non aveva nascosto la sua intezione di utilizzarla per fare pressione sugli americani, i quali a sua avrebbero fatto pressione sugli inglesi per ottenere un aumento dei permessi d’ingresso in Palestina.
(sempre sulla stessa pagina)…
Era tutto ovvio che le “condizioni scioccanti” e il sovraffolamento avrebbero fatto da catalizzatore per la costituzione di uno Stato ebraico.
All’ombra dell’Olocausto di Yosef Grodzinsky tratto, da pag.154

Ne seguivano due equazioni: da un lato, un ebreo che emigrava in Palestina adempiva il proprio dovere nazionale, diventando perciò uno di noi; dall’altro, un ebreo che non andava in Palestina (che rimansse in Germania o andasse da qualche altra parte) non faceva il proprio dovere, quindi tradiva la causa comune a doveva essere ostracizzato.

All’ombra dell’Olocausto di Yosef Grodzinsky tratto, da pag.170

Noi obblighiamo i DP ebrei ad arruolarsi, come se fossero cittadini d’Israele, non della Germania, come gli ebrei belgi sono cittadini del Belgio. Sono cittadini d’Israele cui è impedito raggiungere Israele, ma ciononostante cittadini di Israele. E se i cittadini di Israele a una certa età sono obbligati a prestare il servizio di leva, lo stesso obbligo si impone al Superstite Rimasto
Per raggiungere l’obbiettivo e massimizzare la coscrizione, Shadmi (Nahum Shadmi, Comandante dell’Haganah) era costretto a passare sotto silenzio la differenza più importante tra i due gruppi. Egli riteneva che essendo ebrei, i DP fossero anche sionisti, e non solo in linea di principio, ma di fatto. Questo li rendeva potenziali cittadini dello Stato in formazione e ipso facto li obbligava ad assolvere i doveri imposti a tutti. Veniva cosi data per valida l’equazione “ebreo = sionista”.

All’ombra dell’Olocausto di Yosef Grodzinsky tratto, da pag.178-179

 

Coscrizione obbligatoria: DP renitenti alla leva

Le misure prese per arruolare i membri dei comitati di campo furono come le prime palle di neve che precedono la valanga. Il morale nei campi era basso e mentre l’attività di reclutamento si allargava, diminuiva il numero di DP disposti a combattere nella remota Palestina. Si intensificarono quindi le misure contro i renitenti, fatto che segnò la fase conclusiva dell’operazione di coscrizione: leva obbligatoria, effettuata, se necessario, con l’uso della violenza. Lo Z.K., (Zentral Komitet, Comitato Centrale degli ebrei Liberati n.d.a) ora dominato dalle commissioni Giyus, usava tutti gli strumenti in suo potere: licenziamenti di impiegati, sfratto dei residenti, multe o sospensione della razione alimentare supplementare distribuita dal JDC in tutti i campi ebraici. Alcuni DP vennero picchiati. Non si trattò di casi isolati – come li descrisse uno storico nel tentativo di banalizzarli – in cui “reclutatori passavano con zelo eccessivo dal tentativo di convincere alla convinzione forzata e da quest’ultima alla violenza”, episodi di fronte ai quali “anche lo Z.K. non potava far nulla”. Era invece lo stesso Z.K., di conerto con i delegati di tutte le organizzazioni provenienti dalla Palestina, ad assumere l’iniziativa e a essere responsabile dell’operazione concepita da Shadmi, approvata da Ben-Gurion e dal Terzo Congresso, in marzo, e ora diretta da Shadmi e Hoffmann (Chayim Hoffmann, Capo della Delegazione di Monaco dell’Agenzia Ebraica n.d.a). Gli incidenti violenti furono numerosi: gli archivi contengono centinaia di documenti ufficiali che descrivono i metodi brutali e le operazioni condotte in modo identico in un gran numero di campi in Germania e Austria, avvenuti in gran parte tra marzo e l’agosto 1948. Gli archivi contengono anche testimonianze scritte sulle “ondate di prepotenze sioniste” nei campi, oltre a tristi descrizioni, provenienti dai vari campi, di allontanamenti forzati di ebrei contrari alla leva, di arresti, di percosse.

All’ombra dell’Olocausto di Yosef Grodzinsky tratto, da pag. 205-206

Le misure prese contro di noi, contro i bundisti e in genere contro gli ebrei che volevano emigrare in paesi diversi da Eretz Yisrael, (Terra di Israele) consistevano di continue pressioni. Ci toglievano i viveri, ci cacciavano dal lavoro e dai campi, ci picchiavano (in maggio furono organizzate a Salisburgo battute di strada, chiamate Boyufkes – gruppi di teppisti violenti (shleyger brigades) che davano una lezione ai traditori e disertori [cioè coloro che non la pensavano come i sionisti n.d.a]). Nei campi più remoti la gente scappava dalle finestre direttamente nell’ufficio del CIC americano e la vergognosa risoluzione venne annullata solo dopo l’intervento dei militari americani. (Descrizione del contesto fatta da uno storico della Freiland Lige, gruppo ebraico. n.d.a)
E’ “incredibile”, come si legge in un editoriale apparso su Unser Shtime (La nostra voce), organo del Bund stampato a Parigi, “pensare che gli ebrei, vittime ordinarie del fascismo e del terrorismo, siano stati capaci del tipo di violenza che i sionisti hanno messo in atto nei campi contro i bundisti e altri loro rivali politici non sionisti”.

All’ombra dell’Olocausto di Yosef Grodzinsky tratto, da pag. 212-213

Il desiderio sionista di portare soccorso coincideva quindi con il bisogno di immigrati. In tempi di conflitto, come si è visto, l’esigenza di costituire uno Stato in Palestina doveva prelevare sulle necessità dei profughi.
(Sulla stessa pagina)…
Nel 1948 si registrò un brusco aumento dell’antisemitismo in Germania, apparentemente connesso all’inizio del processo che vide la riconsegna del potere ai tedeschi da parte degli Alleati. Il primo passo furono le elezioni locali, che portarono a un ritorno del nazismo, nel senso che alcuni sindaci neoletti risultarono ex nazisti. In queste località si risvegliò il sentimento antisemita, manifestandosi in violenti assalti ai campi DP ebraici, in gran parte condotti dalla polizia tedesca. Questa ondata di attacchi ai campi mise ovviamente in pericolo i loro residenti. Se l’Agenzia ebraica avesse voluto venire incontro alle necessità dei profughi, avrebbe messo i DP ebrei in cima alla lista dell’emigrazione che stava pianificando, disponendo il loro trasferimento quanto prima. A questo punto, tuttavia, era lo sforzo bellico in Palestina ad aver assunto la priorità; a essere scelti per l’ ‘aliyah furono solo le forti, potenziali reclute dell’IDF, (Israel Defense Forces, Forze di difesa israeliane n.d.a) mentre i deboli rimasero esclusi. A quelli che più di tutti dovevano essere protetti dalle incursioni dei tedeschi, donne, bambini, disabili e anziani, che non erano in grado di combattere, venne proibito di emigrare perché inutili dal punto di vista militare.

All’ombra dell’Olocausto di Yosef Grodzinsky tratto, da pag. 224-225
Nel finale il professore Yosef Grodzinsky, sintetizza diversi aspetti. Ad esempio la storia (ufficiale) sionista narrata in Israele, nelle scuole, racconta delle gesta eroiche dei primi padri del sionismo, (un pò la nostra favola risorgimentale) degli sforzi per soccorere i sopravvissuti e la loro volontà, di quest’ultimi nell’appoggiare le loro idee, e di come la maggior parte era disposta a correre in Palestina. Immaginate milioni di disperati appena usciti da un inferno, quello nazista, quale entusiasmo potevano avere – se non quello di correre a fare la guerra in un posto sconosciuto quale la Palestina? Ma certo! Io spero che questa breve sintesi possa aprire un varco, ormai chiaro, su ciò che è realmente il sionismo, certamente consiglio assolutamente la lettura di questo libro, una perla per gli amanti del revisionismo storico e un tassello importante per la verità.

“Cosa sta succedendo?”, avrebbero scherzato a volte.
“Perché? Stiamo solo mandando i bambini in Palestina”.
“Dov’è la Palestina?”
“Al di là del mare, oltre le montagne scure”.
“E cosa faremo là?”
“Sarete pionieri. Colonne di fuoco”.
[…]
“E perché tu non andrai?”
“Io”, disse l’mpiegato, “sono già corrotto”.
Aharon Appelfeld, Michvat Ha-‘or
(La luce he brucia, 1980)

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Discussione

Un pensiero su “ALL’OMBRA DELL’OLOCAUSTO di Yosef Grodzinsky

  1. Ricostruire il SENSO DELLA MEMORIA e trasmetterlo alle nuove generazioni… questo è l’intento per cui è stato realizzato il cortometraggio “Quale Memoria” di due giovanissimi registi (Eugenio Di Fraia e Gianni Lacerenza). Il corto, nato come progetto didattico, racconta del viaggio al campo di Mauthausen da parte di un gruppo di studenti di una scuola secondaria dell’hinterland milanese. Il riviversi del dramma viene filtrato attraverso i loro sguardi, le loro voci e i loro pensieri per un effetto complessivo davvero commuovente.
    Al seguente link, il trailer del corto: https://www.youtube.com/watch?v=2pETG71ccH8&t=23s
    Per maggiori informazioni vi invito a visitare il sito: http://qualememoria.it/

    Mi piace

    Pubblicato da idamaggi | 1 febbraio 2017, 18:12

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