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PLATONE CI AVVERTE…ESTRATTO DEL LIBRO VIII DE “LA REPUBBLICA”

Platone Repubblica VIII

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< Quando un popolo, divorato dalla sete di libertà,
si trova ad avere a capo dei coppieri che gliene versano a sazietà,
fino ad ubriacarlo, accade allora che,
se i governanti resistono alle richieste
dei sempre più esigenti sudditi, sono dichiarati despoti.
E avviene pure che chi si dimostra disciplinato nei confronti dei superiori è definito un uomo senza carattere, servo;
che il padre impaurito finisce per trattare il figlio come suo pari, e non è più rispettato,
che il maestro non osa rimproverare gli scolari e costoro si fanno beffe di lui,
che i giovani pretendano gli stessi diritti,le stesse considerazioni dei vecchi, e questi, per non parer troppo severi, danno ragione ai giovani.
In questo clima di libertà,nel nome della libertà,non vi è più riguardo per nessuno. In mezzo a tale licenza nasce e si sviluppa una mala pianta: la tirannia.>

Platone.

Questo estratto del Libro VIII de “La Repubblica” di Platone affronta il tema della libertà, la stessa libertà alla quale ogni uomo talvolta inconsciamente mira.
Per comprendere meglio il significato di questo brano, è necessario ambientarne la creazione in un preciso contesto storico. Platone, infatti, vive in un contesto socio-politico che vede al governo la tirannia, l’oligarchia e la demagogia (che, spacciatasi per democrazia, si serve del suo titolo per esercitare maggior controllo sul popolo). Egli cerca dunque di spiegarsi la ragione per cui lo stesso popolo che tanto a lungo aveva desiderato la libertà, stesse facendo in modo che emergessero queste forme di governo totalmente autoritarie.

Platone afferma che la libertà muore proprio quando non vi è più riguardo né rispetto per nessuno, quando si crea un disordine tale che nessuno riconosce il proprio ruolo all’interno della società.
In questo senso Platone si rivela molto moderno: con le nuove generazioni si sta diffondendo, soprattutto in ambito politico, il mito del “carismatico” infatti, solo colui che più è in grado di stare tra il popolo e soddisfarne continuamente le richieste controllandolo e traendone a sua volta profitto è considerato idoneo al ruolo di governatore.
Inoltre oggi i giovani vogliono apparire più saggi degli anziani e talvolta credono che il volume della voce possa determinare il valore della propria opinione; spesso si fanno beffa dei professori che per non esser considerati troppo autoritari, soddisfano le loro richieste e non agiscono più per il loro bene trasmettendo loro quanta più cultura possibile, ma agiscono per evitare continue lamentele e continue accuse da parte degli stessi. L’alunno che invece si mostra più attento all’osservanza delle regole, viene spesso escluso dal gruppo classe e in casi estremi è soggetto ad atti di bullismo da parte dei suoi coetanei.

La tirannia nasce dunque dal disordine sociale: quando un uomo di qualunque classe sociale non accetta più la sua condizione perché facendo parte di una minoranza politica, la sua idea non viene presa in considerazione, accade che ogni cittadino, volendo vivere agiatamente, non s’interessa più al bene della comunità ma al bene proprio a danno dell’altro.

In queste condizioni non è possibile creare un senso di unità nazionale, non è possibile pretendere che la società progredisca, che i giovani facciano passi da gigante, che ogni cittadino si senta libero.

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