//
stai leggendo...
Chiesa Cattolica, Mondo, Salute, Storia

NUOVI CONSIGLI DEL DIAVOLO CUSTODE.

NUOVI CONSIGLI DEL DIAVOLO CUSTODE. Per andare all’Inferno senza passare dal via. Di Rino Cammilleri.

Consigli del diavolo custode, ovvero una lettera dall’inferno, scritta da un’anima dannata e inviata a un destinatario non specificato, ovvero: a ogni lettore. Si dimostra come per andare all’inferno non sia necessario fare qualcosa di particolarmente malvagio: BASTA NON FARE NIENTE.

 

NUOVI CONSIGLI DEL DIAVOLO CUSTODE

Vuoi vedere il futuro? Guarda un quadro del passato, una di quelle tele dipinte da Bosch.

Seguici su:

 fb yt g+ tw

(Il flirt) Che cosa meravigliosa! E’ un’invenzione americana, vero? E quanta gente ci porta Quaggiù! Io andavo matto per i flirt. Da ragazzino non vedevo l’ora di raggiungere la pubertà proprio per dedicarmici. I miei lavoravano ambedue – prima di separarsi – e io passavo molto tempo davanti alla tivù (tra parentesi, lo sai che Qui c’è un monumento eretto a quelli che l’hanno inventata?). Morivo letteralmente quando i visi dei due protagonisti si avvicinavano e la musica avvertiva che il momento magico stava per accadere. Non ho mai perso il gusto per lo spettacolo, cinema o teatro o televisione o romanzi o fumetti. Che goduria, man mano che i tabù cadevano, vedere attori e attrici prostituirsi per esigenze di copione e ricevere per questo premi e soldi. E quei meravigliosi dibattiti sulle sottili differenze tra erotismo e pornografia!
Tratto da pag. 16

Dove eravamo…? Ah, la giovinezza. Prima o poi passa, si sa. Ma chi ce l’ha crede che sarà eterna (è la nostra sezione Affari Correnti). Somma: giovinezza, bellezza – quintessenza – romanticismo. Ecco, ora il veleno c’è tutto. Tu adesso stai pensando a quel fenomeno artistico e letterario che nell’Ottocento fece suicidare la migliore gioventù, vero? E’ uno dei meriti storici della nostra sezione Arte. D’altronde, cosi scrisse l’«immortale» Goethe – che invece era mortale, mortalissimo… devo averlo visto di recente… – (cito testuale): «L’autore non può essere tenuto responsabile del fatto che una sua opera, mal interpretata da cervelli limitati, abbia liberato il mondo da una dozzina di idioti e buoni a nulla che non hanno saputo far altro di meglio che spegnere completamente la debole fiammella della loro miserabile intelligenza». E lui se ne intendeva, visto che il suo Werther (subito imitato da altri scrittori) produsse una vera e propria ecatombe.
[Tutto ciò che diciamo, condividiamo, facciamo, pubblichiamo ha un peso nel bene e nel male. N.personale]

Siamo tornati all’assalto in seguito, con la filosofia esistenzialista. Purtroppo questi nostri interventi sono talvolta resi inefficaci dal sopravvenire di guerre e catastrofi (le quali – ti stupirà – non fanno il nostro gioco, perché producono più spesso di quanto si pensi sentimenti di altruismo e di abnegazione).

Quel che però nemmeno sospetti è che noi abbiamo inventato il romanticismo molto prima. Tanto, tanto tempo prima. Ti viene in mente Catullo? Be’, non posso negare che abbiamo dannato parecchia gente inducendola a sprecare la propria esistenza dietro a una donna. O a un uomo. Ma nel mondo antico si trattava pur sempre di episodi e riprovati. Insomma era più la fatica che il guadagno (in termini di anime si intende). Il boom lo abbiamo avuto quando siamo riusciti a far diventare la cosa fenomeno sociale. Oggi dite «di massa». Ti piace questo termine? Chi l’ha suggerita a quello di voi che l’ha divulgata è stato promosso Arcidiavolo sul campo. «Massa» è un termine tratto dalla Fisica, come sai. Sta a indicare un aggregato inerte, senza forma, privo di vita propria e composto di individualità tutte uguali. Per muoversi ha bisogno di essere trattato da una forza esterna. Sostituisci «massa» a «popolo», aggiungi il Partito – «forza esterna» – che fa «prendere coscienza» alla «massa»… Capita l’antifonia? Geniale, non trovi?

Senti fesso, non mi scocciare con le tue impazienze. Dimentichi che sempre a cosa stai pensando? Certo non tutti gli spiriti possono farlo, nemmeno quello dell’Altro Lato, se non per singolare e temporaneo privilegio. A me, come ti ho spiegato, è stato concesso, anche se solo per il tempo che impiegherai a leggere il presente scritto.

Tu in questo momento trovi che io non concluda mai, che comincio un discorso e poi devio su un altro, che questo argomento si intitola L’anima gemella e ancora non se ne vede l’ombra. Cretino! Se volevi le cose chiare, definitive, sistematiche e conseguenti dovevi andare a leggerti qualche trattato di Filosofia Scolastica. O meglio (mi fa schifo dirlo) la Summa Theologiae di quel Tommaso d’Aquino che ci ha fatto un tale danno da impegnarci secoli e secoli per rimediare. Lo sai che il disgraziato scrisse quei trentatré volumi perché i suoi studenti non avevano un manuale? Già: la Summa era un manuale per studenti. Crepate di rabbia, bastardi, voi che pensate di essere più intelligenti dei vostri avi. I vostri studenti, quelli del secolo in cui vivi, sono poveri beoti al confronto, ma voi continuate a compatire l’ignoranza dei «secoli bui». Quando verrete Qui, i medievali vi salteranno alla gola e vi informeranno che loro, almeno, all’inferno ci sono andati con la pancia piena, perché vivevano in un’epoca in cui il peccato era chiamato col suo nome e chi vi si dedicava ci aggiungeva un gusto che voi, poveri diavoli (scusa la volontaria battuta), non sapete più cosa sia: quello della vera trasgressione.

Sfortunatamente, di gente cosi Qui ce n’è poca, perché chi è capace di grandi peccati consapevoli è anche capace di altrettanto grandi resipiscenze. Lo sai come si chiamava il Medioevo nel Medioevo? Si chiamava «Cristianità» ed è stato l’unico periodo in cui vi siete sforzati di costruire una civiltà sulla parola di Colui che non voglio nominare. Ed Egli vi ha dato in sovrappiù come aveva promesso mille anni di stabilità nella libertà, una cosa che voi da soli non siete più riusciti a fare. Senza di Lui, i vostri sistemi «razionali» non durano a lungo e costano sofferenze di poco inferiori a Questa Sponda. Ed è incredibile (se no fosse “diabolico”) come siate tutti assolutamente convinti che, tutto sommato, il vostro sia «il migliore dei mondi possibili», da immolare continuamente a un Futuro radioso che non viene mai.

Continuate cosi, per piacere, che ci siamo quasi. Infatti, e se ben ricordi, il nostro progetto iniziale era giusto quello di fare del vostro mondo l’anticamera del nostro.

E adesso sono comodo per rientrare in argomento. Ma non interrromprmi più

Allora: lo vuoi sapere quando abbiamo inventato il romanticismo? Tocco dell’artista: proprio nel Medioevo, mentre nascevano le cattedrali e la Divina Commedia. Raschia un po’ le tue reminiscenze scolastiche. Eh, lo so che a colpi di «abbasso il nozionismo» ti hanno dato solo un mucchio selvaggio di «sperimentazioni» governative che ti hanno lasciato senza nozioni e senza spiegazioni (abbiamo anche una Sezione Scuola)…
Tratto da pag. 28 a 32

Ti parlo di Angela. Che c’entra? Niente. O forse qualcosa. Be’, vedi tu. Ma, ora che mi ricordo, non ti avevo detto di non aspettarti da me alcuna coerenza? Adesso mi va di parlare di Angela e basta. Non so perché mi sia venuta in mente ma sarà sanz’altro per un’associazione di idee. E, se è un’associazione di idee, allora c’entra. Perciò, zitto e seduto. E ascolta. Anzi leggi.

Angela (che nome gradevole), dicevo, era una ragazzona sanguigna, esuberante e con le curve al posto giusto. Solo studi elementari perché povera; sposatasi perché incinta, per molti anni aveva fatto la moglie e la madre. Vita dignitosa, senza pretese: tenere pulito, preparare da mangiare, guardare la tivù. Il marito: un tipo casa e lavoro, di poche parole e, come accade a tutti dopo anni di matrimonio, di pochi slanci.

Angela aveva molto tempo a disposizione per pensare. Grazie alla televisione, apprese che nella coppia occorre «tener vivo il rapporto» col «dialogo» sui rispettivi «sentimenti». Cioè, una loggorea continua e snervate, fatta di psicologia imparatticcia e di bassissimo livello, uno stasto processuale cronico a cui sottoporre i toni e le espressioni facciali del coniuge, un ménage che a lungo andare non è più un sostenersi reciprocamente in vista del Regno dei Cieli ma una cosa senza scopo da tenere insieme con sforzi defatiganti. Sforzi defatiganti che, proprio perché senza scopo, uno a un certo punto si chieda perché mai debba continuare a fare.

A ogni tentativo di Angela di impostare un «dialogo» col marito, quello, che non aveva capito cosa era accaduto nella testa della moglie (e come avrebbe potuto, poveretto, occupato com’era nel compito ben più arduo di far quadrare il bilancio di una famiglia che – con termine classista inventato da chi sappiamo – si poteva definire piccolo-borghese?), il pover’uomo, dicevo, rispondeva che era stanco. Il guaio è che era vero. Angela allora si rivolse alle amiche, e commise l’errore di sollecitare il loro giudizio. Puoi immaginare i «consigli».

Te la faccio breve: Angela si separò unilateralmente dal marito, e ancora oggi attribuisce tutta la responsabilità dell’accaduto alla di lui «insensibilità». Il marito (pardon ex marito) ancora oggi non riesce a capire ha fatto di male e dove ha sbagliato. Ma non ragioniam di lui, come dice il poetastro: si, quel farmacista fiorentino che costruì, bastardo, un immenso riassunto in versi della Verità e che viene letto nelle vostre scuole quasi solo nella parte meno importante, l’unica che certi insegnantuzzi riescano a capire, l’Inferno; e la insegnano pure in un modo che non fa, grazie al Capo, paura.
Parliamo invece di lei, ch’è più istruttivo. Angela, avendo prole, tenne la casa. E a lui toccò continuare a mantenere la famiglia. Solo che, dovendo ora mantenere anche se stesso, quel che poteva passare era davvero poco. Lei cercò e trovò lavoro, cosa che la esaltò perché aveva «dimostrato a se stessa» di sapersela cavare da sola. L’affermazione della sua «personalità» consisté nel fare l’unica cosa che sapeva fare: le pulizie. Ma lei era contenta, finalmente libera. E libera di fare cosa? Di trovare un uomo degno di lei.

Come da copione (appreso sempre in tivù) quella che era una ragazzona spontanea e semplice si trasformò in un oggetto di seduzione. Forte della presa di coscienza dei suoi diritti civili, quando vedeva uno che le piaceva applicava quel che aveva visto fare ad attrici prezzolate (e che corrisponde a ciò che un tempo facevano le poco di buono). E adesso viene il bello. Dopo essere passata per alcuni letti, corrobborata dall’esperienza gettò la rete su un medico fresco di divorzio. Fu un rapporto basato sulla solo animalità, cose che fece ritenere per molti mesi a lui di star bene con lei. Se si fermava (lui) a pensare che tra un laureato e una appena alfabetizzata l’unico rapporto può essere quello orizzontale (oh, non è sempre cosi, ma quasi sempre lo è), se ne vergognava: alla sua generazione era stato inculcato che le differenze sociali sono contronatura. Un giorno però non ne poté più, complice l’incontro con un’altra separata (ma provvista di classe, disponibilità economiche e titolo di studio). E fece esattamente ciò che un tempo facevano i signori con le loro fantesche dopo l’uso: grazie di tutto e addio.

Ovviamente non fu cosi crudo e immediato, no. Fu, al contrario, davvero spiacente, ma cosa ci poteva fare se «è stato bellissimo però è finito», «non voglio prenderti in giro», «meglio salvare il ricordo meraviglioso di quel che c’è stato tra di noi», «restiamo amici» e via sputacchiando? Poverino, in fondo, scombussolato da un matrimonio appena fallito si era buttato (letteralmente) sulla prima che era capitata. Un giorno, però, si è svegliato e l’aveva vista nella sua effettiva nudità. Lei ne fu distrutta. Un concetto le rimbobava nella testa: non si può trattare la gente cosi, da “usa e getta”. Ma che voleva? in nome degli stessi «sentimenti» con cui aveva spezzato il cuore al marito e ai figli, adesso qualcuno spezzava il cuore a lei.

Qui da noi, dopo, riveliamo agli incauti che tutto ciò si chiama «mancanza di senso del dovere», un chiamarsi fuori in nome dell’egoismo (si, è la parola giusta) da impegni gravissimi e liberamente assunti. Già la vostra è contrassegnata dalla precarietà; se poi aggiungete l’ansia che dà il tornare a casa e non sapere mai se ci troverete ancore il coniuge, avete un antipasto di quel che vi aspetta Qui. non ti avevo forse detto che il nostro scopo è rendervi la vita un Inferno? Si, molti di voi propagano la falsa informazione che la vita è già un Inferno, per cui basta e avanza. Invece non è cosi, perché di inferni ce ne possono essere due. E mi piacerebbe sapere con chi ve la prenderete il giorno in cui scoprirete che il secondo è molto peggiore del primo.

E vuoi sapere che fine fece Angela? Te lo dico subito. Ebbe storie fugaci con altri uomini, ma mai più trovò uno a livello sociale e culturale del suo primo adulterio. Perché non tornò dal marito? Eh, per rassegnarsi ai faggioli dopo aver assaggiato l’aragosta allo champagne ci vorrebbe una capacità di sacrificio e dedizione che lei non fu capace di avere nemmeno per amore dei figli. L’ultima volta che me ne sono occupato andava avanti a medicine. Come accade a molti infelici. Si curava in modo intermittente. Una persona malata insomma, e sempre meno giovane. I figli ormai erano grandi e il suo ex marito stava con una che, resa furba dalle (brutte) esperienze, faceva poche storie.

Rimpianti in Angela? Macché. «Piuttosto morta,» si ripeteva cocciuta «ma col mio ex marito non ci torno.»

Non so come sia finita, perché ricevetti l’incarico di occuparmi di una studentessa figlia di separati e cresciuta praticamente senza padre: dovevo indurla a far perdere la testa a un cinquantenne felicemente accasato. Ma questa è un’altra storia.
Tratto da pag. 28 a 32

Sai cos’è che fa mettere radici nel futuro? Te lo dico io: la famiglia, i figli, una proprietà. A tutto ciò state di fatto rinunciando in cambio di sesso, pallone e una pletora di oggetti superflui. Contenti voi…
Tratto da pag. 76

NUOVI CONSIGLI DEL DIAVOLO CUSTODE. Per andare all_Inferno senza passare dal via. Di Rino Cammilleri.

E cosi cominciai a pensare al suicidio. Cercavo le notizie attinenti ai suicidi sui giornali con angoscia, temendo di trovarle. E divorandole quando le trovavo. Era come guardare l’abisso: ti fa orrore ma più lo guardi più ne sei attratto. Hai notato come si impennano i suicidi quando i media danno risalto al primo? Basta che uno inventi un nuovo modo per eliminarsi: se ne parlano i giornali, puoi stare sicuro che per qualche settimana ce ne saranno altri simili. I sociologi lo chiamano «effetto imitazione». Qui da noi semplicemente cinismo. «Il pubblico ha diritto di sapere!» gridono come oche spennate i Giornalisti (lo scrivo maiscolo, perché è una categoria Qui potentemente rappresentata: guai a parlarne male col Capo).

La maldicenza è un vizio terribile, fa più danno della peste. La liberta di Stampa (scusa, ma devo mettere al maiscolo tutto quello che Qui teniamo in onore) l’ha fatta divntare vitù. Anzi, Diritto dell’uomo (fregandosene del ben più importante diritto di non sapere quel che è inutile o nocivo sapere). Cosi, branchi enormi di grafomani, magari a stento diplomati, possono fregiarsi del titolo di Giornalista ed entrare in tutti gli ambienti, far conferenze accanto a luminari universitari, pubblicare libri su qualunque argomento.

Aggiungi che, com’è noto, il Bene non fa notizia… Lo sapevi che quasi tutti i rivoluzionari della storia sono passati per il Giornalismo?

La Libertà di Stampa, invenzione giacobina splendidamente anticipata dal «libero esame» di Lutero, ha un ulteriore grande merito ai nostri occhi: l’aver circondato di Giornalisti la Chiesa. La stringono d’assedio, la controllano al microscopio, aspettano che pronunci una virgola suscettibile di polemica per balzarle alla gola. Ciò costringe la malcapitata a quel linguaggio generale e astratto che, dài e dài, finisce per disorientare i credenti. Eh, sono finiti i tempi in cui la Chiesa fulminava giudizi icastici: si quis dixerit… anathema sit. Ora c’è il dire e non dire, l’espressione involuta, le sottigliezze evanescenti, le sintesi sfumate, i condizionali. Una deliziosa ambiguità che, come puoi ben comprendere, è molto gradita al nostro Capo, Pater Ambiguitatis.
Tratto da pag. 84-85

Io non mi suicidai perché dalla finestra dalla quale volevo buttarmi vidi in quel momento passare una bella donna e la desiderai. Andai a dormire pensando che l’indomani mi sarei dato (o meglio, avrei cercato di darmi al sesso, magari con una prostituta, come anestetico per il tormento esistenziale. Cosi, rimandai. Eh, cercavo un appiglio qualsiasi per restare al mondo. Era stato un emissario dell’Altro Lato a suggerirmi l’idea. Oh, non pensare che l’Altro Lato volesse tentarmi di fornicazione: non lo sai che l’Altro Lato si serve talvolta anche del peccato per guadagnare il peccatore? E in quel momento lo stimolo sexy era l’unica cosa che potesse distogliermi.
Tratto da pag. 87

 

Vuoi vedere il futuro? Guarda un quadro del passato, una di quelle tele dipinte da Bosch.

La verità è che nel vostro mondo artificiale e meccanizzato l’unico svago «naturale» che vi sia rimasto è il sesso, per questo cercate di buttarvici come potete. Ma anche qui, guardate. Se torno sull’argomento è perché si tratta di un tema che merita tutta la mia attenzione. Qui non sappiamo più dove mettere la gente di questo particolare Girone (scherzo, naturalmente: Qui lo spazio non manca di certo).

Ti dicevo che vi è stato messo in testa che l’uso degli organi sessuali (che strano, un tempo si chiamavano genitali; eh, ne uccide più il vocabolario che la spada) fin dalla più tenera infanzia – e finché morte non sapraggiunga – è «liberatorio». E’ vero, è liberatorio. Ma per noi Qui. Hai presente i Sabba? Che fai ora, pensi al Medioevo? Cretino: quella è stata giusto l’epoca dove ce n’erano meno. L’epoca in cui ce ne sono di più è proprio la tua. Il Figlio di Colui che non voglio nominare vi aveva liberati dalla paura dei demoni e delle forze oscure, dichiarando che tutto sta sottomesso a Lui (il che, purtroppo per noi di Qui, è dolorosamente vero). Senza di lui ritorniamo noi.
Tratto da pag. 102 -103

 

Eh, il sesso è rasoio a doppio taglio, dono fantastico ma pericoloso per chi voglia usarlo al di fuori dei severi limiti posti da Colui che non voglio nominare. E’, questo dono, indice di un’incredibile fiducia in voi (che è uno dei motivi del perenne contrasto tra Questo e l’Altro Lato). C’è un solo modo di usare il sesso (ogni cosa creata ha uno scopo): il matrimonio. E indissolubile. Ogni altro uso è impropripo e fa male. Hai notato come tutti gli scrittori utopisti (e dico tutti), da Platone in poi, abbiano due fissazioni costanti, la proprietà privata e il matrimonio?

Per quanto complicati e assurdi siano i «sistemi» ideati da costoro, mai mancano nelle loro pagine le indicazioni sull’abolizione della proprietà privata e del matrimonio. Quali sono, secondo loro, le cause dell’inefelicità umana? Proprio le suddette istituzioni. Gli uomini litigano per accaparrarsi i beni e le donne, almeno questo è ciò che a prima vista sembra accadere.

Ma noi di Qui siamo specializzati proprio nel farvi credere vero ciò che appare tale, laddove la verità è spesso il contrario. Infatti, quando tutto e di tutti la gente litiga molto di più. Per sincerarsene basta dare un’occhiata a quel che succede in un normale condominio, dove certe «parti» dell’edificio sono necessariamente «comuni».
Tratto da pag. 105

 

Tu vivi in un’epoca di grande libertinismo. Tutti hanno la possibilità teorica di congiungersi carnalmente con chi vogliono; col risultato che, come al solito, alcuni hanno troppo e altri niente. Bene, tutto ciò (e lascio da parte l’immoralità dilagante, che ha conseguenze – negative per voi, positive per noi – troppo complesse da seguire ai fini di quel che stiamo trattando) comporta diffusione di malattie, prostituzione e, dulcis in fundo, aborti: eh, si tratta pur sempre di organi genitali, anche se li chiamate diversamente.
Tratto da pag. 107

C’è ancora una piccola cosa. Tu non sei un fanciullo di primo pelo, per cui puoi ben intendere quel che adesso ti dirò. Richiama alla memoria tutti i flirt del tuo passato. Vagliali velocemente e dimmi se per caso non avevi un lieve moto di gioia quando la ragazza con cui ti accompagnavi ti rivelava che non era mai stata con altri prima di te. Si, vero? Oh, non fare l’ipocrita con me. So che cerchi di rimuovere quel sentimento come se fosse un «retaggio medievale». Tuttavia non puoi negare che in fondo al tuo cuore c’è. Non vergognarti: accade a tutti. Diciamo, se può servire a tacitare la tua coscienza moderna, che la verginità non è importante. Ma diciamo anche la verità: se c’è, è meglio. No? Si, si, mio caro fesso. Le cose nuove piacciono a tutti e sono sempre meglio delle usate. E non venirmi a parlare del vantaggio dell’esperienza, perché con l’esperienza viene, necessariamente, anche il confronto. E il confronto con le passate esperienze incrementa l’insicurezza, sia che lo faccia tu, sia che, peggio, lo faccia lei con te.

A questo punto, e alla luce di tutto quel che si è detto, converrai con me che la soluzione migliore consiste nel matrimonio, indissolubile e contratto da vergini. Immagina un mondo in cui ci si sposi da giovani, con tutto l’ardore e la freschezza dell’età, in cui la prima – e unica – persona di sesso diverso con cui si possa dormire sia il coniuge. Scoprire il sesso insieme e adattarsi istintivamente l’uno all’altra, senza possibilità di paragoni. Quale formidabile cemento per la coppia! E la possibilità di rapporti completi e naturali, che appagamento deve dare! Uno non sarebbe costretto ad acrobazie o a performance estenuanti che fanno diventare una fatica (e una fonte di ansia) quel che dovrebbe essere un piacere.

Non continuo. Il resto puoi aggiungerlo da solo. E ce lo aggiungerai, perché il ricordo di quel che stai leggendo ti accompagnerà per tutta la vita.

In conclusione ti posso dire questo: Colui che non voglio nominare voleva fare della vostra vita un luogo simile all’Altro Lato. Noi vogliamo fare la stessa cosa con Questo. A tutt’oggi la mano è nostra e sta’ pur certo che non passeranno le carte finché non scada il tempo a noi assegnato.
Tratto da pag. 108-109

La lussuria rappresenta nel tuo secolo il panem et circenses, e la conseguente diffusione della pornografia (ah, la «libertà d’espressione»!) ci risparmia un sacco di lavoro. Infatti essa agisce davvero satanicamente, titillando le debolezze e ossessionando i fragili.
Tratto da pag. 126

 

Quando fai di tutto per soffocare in te il senso della colpa, quando finisci col ritenerti incolpevole, quando dici che il peccato è un’invenzione dei preti per tenerti sotto il loro potere, allora Qui cominciamo a scaldarti il letto (si fa per dire). Infatti, ritenendo di non aver nulla da farti perdonare, non chiederai perdono a Chi sai tu, nenche in punto di trapasso.
Tratto da pag. 142

L’«apostasia», dicevo, al tempo in cui vivi ha ormai superato la fase esclusivamente religiosa e scava ben più a fondo. Quel che il mio Capo odia, ricordatelo, è il Creatore. Con tutte le sue opere. E con la natura umana che ce l’ha, sia perché è opera del suo Avversario, sia perché quest’ultimo l’ha fatta propria incarnandosi. Dunque, il mio Capo e i suoi asini (cioè, quei tuoi simili che da noi di Qui si lasciano cavalcare) non si accontentano certo di ridurre la religione a fatto privato. No, ci sono ancora tante altre cose da “ridurre”: l’autorità, l’esercito, la morale, la famiglia… Perfino la differenza tra maschi e femmine. Bisognerà modificare diverse cose, finché non «sarete come dèi». Questa frase ti ricorda qualcosa? Già, dimenticavo l’ultimo pezzo del brano di Paolo dedicato all’Anticristo: «…fino a sedersi egli stesso nel tempio di Dio, chiamando se stesso Dio». Si, come promesso dal mio Capo ai vostri progenitori, «sarete come dèi». E farete la stessa fine.
Tratto da pag 152

Già. Nella vita terrena il vuoto dell’assenza di Colui che non posso nominare può essere mitigato dall’immersione nei divertimenti, nei beni materiali o in altri surrogati. Ma prima o poi passa la scena di questo mondo e resti solo e nudo. Ti ritrovi in una solitudine abbissale, separato sia da Colui che non voglio nominare che dagli altri; Qui, come puoi bene intuire, non ci sono amici.
Tratto da pag. 161

Io non sono morto in ospedale dopo una lunga malattia. Nemmeno al volante della mia auto. Io sono morto, secondo quello che è un vostro pensiero corrente, «bene»; non me ne sono nemmeno accorto. E come mi hanno invidiato quelli che mi conoscevano! Beato lui, dicevano, potessi anch’io andarmene cosi, ci metterei la firma!

Per secoli la Chiesa vi ha costretto a pregare in questi termini: «A morte improvisa libersas nos, Domine!». Ormai, anche se ce n’è il tempo, che stai per morire non te lo dicono più, «per non spaventarti». Figurati se chiamano il prete! Allora si che, secondo loro, ti spaventeresti.
Tratto da pag. 173-174

Qualunque cosa accada, voi ragionate (naturalmente è un modo di dire) cosi: quando vi succede qualcosa di buono, è merito vostro o siete stati fortunati; quando vi succede qualcosa di male, allora Colui che non voglio nominare è cattivo, anzi non esiste. In quest’ultimo caso molti di voi perdono la «fede». In realtà non perdono niente, perché niente avevano.
Tratto da pag. 180

Vi ha creati liberi, e la libertà implica possibilità di scelta, ovvio. Ma chi rifiuta fino all’ultimo Colui che non voglio nominare, dove potrà andare visto che Lui è dovunque? Ecco perché è stato costretto a ritirarsi da un luogo. Nel quale può venire chi vuol stare lontano da Lui. Ma, poiché Egli è il Bene assoluto, in quel luogo il Bene assoluto non c’è. C’è la sua assenza, Il Male assoluto. Questo è il luogo da cui ti scrivo. Voi lo chiamate Inferno.
Tratto da pag. 182-183

Articoli correlati

LA VERA BATTAGLIA SI COMBATTE DENTRO DI NOI

IL MONDO ASCOLTI E LEGGA

IL BUON USO DEL TEMPO

Ritornare alla Preghiera e uscire dalle ideologie: la ricetta contro il Caos Mondialista

LA MERAVIGLIA DELLA COMUNIONE SPIRITUALE

RODNEY STARK CONTRO GLI «ILLUSTRI BIGOTTI» CHE CI HANNO RIFILATO «SECOLI DI STORIA ANTICATTOLICA»

LE REGOLE DEL DISCERNIMENTO SECONDO SANT’IGNAZIO DI LOYOLA

L’INFINITA MISERICORDIA DI DIO. Dalle Omelie del S. Curato d’Ars

PAPA FRANCESCO CI SPIEGA COME DIFENDERCI DALLE INSIDIE DEL DIAVOLO

«IL MEDIOEVO VALORIZZÒ LA DONNA, L’ILLUMINISMO LA CHIUSE IN CASA»

Annunci

Discussione

Non c'è ancora nessun commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: